Il paziente ormai morto

Con l’avvicinarsi della data di inaugurazione della prossima edizione di ForumPA (12-15 maggio), mi sono ritrovata a scoprire che nel Premio Forum Pa “I protagonisti dell’Innovazione”, l’iniziativa del Forum Pa in collaborazione con Il Sole 24 Ore – Nòva, che intende valorizzare il ruolo delle persone che giorno dopo giorno portano avanti progetti e strategie di modernizzazione della pubblica amministrazione, qualcuno aveva un cognome vagamente siciliano a me, però, sconosciuto, anche se messinese. Ammetto di non essere vicina al mondo universitario, ma non può non sfiorarti il dubbio che qualcosa decisamente non funzioni in questi processi di innovazione all’interno della pa che gestiscono ingenti contributi nazionali e comunitari, sia negli effetti tangibili e visibili per la cittadinanza, sia rispetto alla creazione (o alla collaborazione per lo sviluppo) di eccellenze scientifiche e imprenditoriali sul territorio.

E-democracy ed e-government: due componenti chiave della cittadinanza nella società dell’informazione
Essere cittadini nella società dell’informazione non significa solo poter accedere ai servizi di una PAL più efficiente, capace di disegnare i propri servizi sui bisogni degli utilizzatori (e-government), ma anche poter partecipare in modo nuovo alla vita delle istituzioni politiche (e-democracy), tenendo conto della trasformazione in atto nelle relazioni fra attori pubblici e privati (governance),

E’ la definizione che chiunque abbia avuto a che fare con la P.A. ha letto e riletto e che troviamo nelle 132 pagine delle Linee Guida per la promozione della Cittadinanza Digitale: E-Democracy, datate 2004.

Nel frattempo?

Polemiche infinite sulle nomine, poi nomine e innumerevoli sondaggi, studi e ricerche, l’Istat con il suo rapporto sulICT nelle famiglie e utilizzo degli individui CapGemini, Ocse, Confindustria, Assinforma, un po’ tutti i blogger ne hanno parlato, riparlato, riportando dati e tabelle; ultimo studio in ordine di tempo L’attuazione dell’e-Government in Italia: retorica o realtà, dal titolo eloquente, nel quale l’Ocap, Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi, rileva:

Nel 60% dei Comuni con più di 40.000 abitanti il rapporto tra computer e dipendenti è ormai di uno a uno, il 66,4% ha un sito internet da almeno cinque anni e praticamente in tutti i casi (98,4%) almeno l’edificio principale è cablato. Non è perciò la dotazione tecnologica il problema che impedisce agli enti locali italiani di sfruttare tutte le potenzialità della rivoluzione informatica, secondo quanto scrivono Maria Cucciniello e Greta Nasi

Nell’ultima Newsletter Forum PA net, ho trovato un articolo di Gianni Dominici, Vice Direttore Generale di ForumPa, La prematura fine delle città digitali, in controtendenza con chi continua a descrivere l’avanzamento lento, ma costante dei servizi di e-Government nazionali e che prova a fare un’analisi “spietata” di quello che è rimasto della grande ondata di entusiasmo di qualche anno fa.

Dice Dominici: Mi sembra che i dati, oramai delle diverse fonti, siano inequivocabili: il processo di telematizzazione degli enti locali è arrivato ad un punto fermo e allora sta diventando probabilmente inutile continuare con diverse indagini e approcci ad accanirsi a misurare, a valutare, a cercare segni di vitalità di un paziente oramai morto.

Se ci fermiamo ad approfondire l’offerta on line vedremo che le esperienze sono sostanzialmente dedicate alla comunicazione istituzionale e all’erogazione dei servizi on-line.

Tre processi, quello dell’incompletezza dell’offerta, quello del disincanto della domanda e quello del crescere delle forme di esclusione che portano, almeno a mio avviso, ad un’unica conclusione:

la fine delle città digitali quali interpretazione dei diversi programmi di e-Government e di e-Democracy così come sono stati formulati fino ad oggi.

Tra i documenti più recenti, che hanno affrontato il tema a tutto tondo il bel numero di Nova24 sulla Cittadinanza informataCittadinanza Informata: “La rete può migliorare le relazioni tra politica e persone, favorendo la circolazione delle notizie e delle idee: ovvero di mattoni indispensabili per costruire democrazia e decisioni consapevoli. Grande pubblico, attivisti auto-organizzati, associazioni, partiti e istituzioni, pubblica amministrazione: un viaggio tra la cittadinanza informata che ci mostra come la rete stia cambiando i valori in gioco, a tutto vantaggio della trasparenza. Anche in politica.”

Con il pezzo di David Wenberger: Il Web e la politica: ecco come cambia la democrazia nell’era digitale sul crowdsourcing:

Per esempio il “crowdsourcing” utilizza la piramide caratteristica della democrazia rappresentativa con grandi benefici. Il blog del Tpm ha chiesto a migliaia di lettori di leggere una piccola parte delle 3mila pagine di un documento pubblicato dal dipartimento Usa alla Giustizia nell’ambito di un’inchiesta su un possibile scandalo. Ai lettori veniva chiesto di segnalare qualsiasi elemento sospetto trovassero nella montagna di dati. In una sola notte la folla (“crowd”) ha scovato elementi che un solo reporter avrebbe scoperto dopo giorni e giorni di lavoro.

E poi Openpolis, WikiDemocracy e gli innumerevoli siti istituzionali del crc, cnipa etc etc.

E sul suo blog, Dominici, pone quattro interrogativi che scaturiscono da una sua riflessione sul tema:

  1. Alla base del web 2.0 c’è davvero una nuova matrice culturale? Come può influenzare i processi decisionali nella PA?
  2. Come far si che che la partecipazione sia per tutti e non un’occasione di nuove forme di esclusione?
  3. A quale livello di governo e con quali strumenti è possibile creare una maggiore fiducia dei cittadini nei confronti della politica?
  4. Quali devono essere i soggetti promotori dei processi di partecipazione? Necessariamente le istituzioni o c’è uno spazio e un ruolo per i soggetti privati (aziende e attori sociali)?

Interrogativi che io abbino ad un’interessante discussione sul tema Wi-fi che il prof. ha sviluppato recentemente: Critica ragionata alle reti wifi cittadine pubbliche e che Punto Informatico ha ripreso mettendo online un servizio video nel quale, partendo dai suoi commenti sulle reti WiFi pubbliche, sviluppava il tema e ne offriva una sua interpretazione, con il contributo di alcuni blogger.

È un tema importante che questo governo dovrà necessariamente mettere in agenda con approcci nuovi, definendo scenari, obiettivi e strumenti di intervento completamente rinnovati e andando a cercare e valorizzare le realtà più avanzate. Un’agenda, che metta il cittadino con i suoi problemi, con i suoi bisogni e con le sue aspettative finalmente al centro dei processi innovativi del nostro paese, che non sprechi risorse pubbliche e comunitarie e permetta alle pubbliche amministrazioni di proseguire quel percorso che sembra essere, tranne le solite indiscutibili eccellenze, senza possibilità di dubbio in stato di coma.

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