I buoni & i cattivi farabutti
L’assenza vacanziera mi aveva fatto perdere questo:
[...] ebbene, a cosa si riduce la politica? Semplice: allo scontro tra buoni e cattivi. Non ci sono più diversi interessi, tutti egualmente legittimi, che si organizzano attraverso partiti e movimenti per conquistare il consenso della maggioranza dei cittadini. Ci sono semplicemente le persone perbene e i farabutti. Però quell’uno di prima – l’ultimo rimasto, probabilmente - torna a domandarsi: va bene, ma assodato che noi siamo le persone perbene, come mai allora vincono i farabutti? Qui la cosa si fa un po’ più complicata, ma non perdetevi d’animo. Ebbene, per tre ragioni (peraltro in contraddizione l’una con l’altra, ma non facciamo i pignoli). La prima: perché i farabutti barano. Dicono le bugie (mica come noi), fanno demagogia (noi invece), strumentalizzano, raggirano, corrompono. Perché hanno i soldi, il potere, le tv, il conflitto d’interessi e la Cia. Seconda ragione: perché i farabutti sono di più, sono già la maggioranza – quindi vincerebbero anche senza barare? Sì, certo, ma barano lo stesso per il gusto di barare, altrimenti non sarebbero dei farabutti - e sono in maggioranza ovunque. Nel mondo, nella galassia, nell’universo: ovunque sia l’uomo, perché l’uomo è una schifezza. Negli Stati Uniti: perché sono tutti, o comunque in maggioranza, ignoranti, rozzi, violenti e volgari texani, mangiano nei fast food e hanno la pena di morte (noi, infatti, stiamo con ”l’altra America”). In Italia: perché sono tutti evasori fiscali, gente che parcheggia in seconda fila, va avanti solo con le raccomandazioni e guarda l’Isola dei famosi (noi, infatti, siamo “l’altra Italia”, quella che paga le tasse e parcheggia come si deve, che il proprio posto o la propria collaborazione in Rai, in Parlamento, alle Poste, all’Acea o alla Domenica sportiva se l’è sudato, si capisce). E poi c’è la terza ragione per cui perdiamo, nonostante sia evidente che noi siamo i buoni e quegli altri i cattivi. Perché bisogna essere onesti, non si può essere manichei. Noi non siamo mica dei pecoroni (come quegli altri), noi siamo i primi a vedere i nostri difetti, i nostri limiti e i nostri errori. E lo diciamo apertamente, perché sappiamo pure fare autocritica (mica come quegli altri). Perché è chiaro che se tutto fa così schifo, se l’Italia è quello che è e se quegli altri vincono pure le elezioni, un po’ di responsabilità ce l’abbiamo anche noi. Bene, benissimo, ottimo. E qual è la nostra responsabilità? Che siamo pieni di traditori, sabotatori, corrotti e venduti, che si mettono d’accordo con quegli altri. Per questo perdiamo.
(Breve sintesi delle principali analisi sulle sconfitte della sinistra pubblicate in questi quindici anni sull’Unità di Furio Colombo e sulla Repubblica di Concita De Gregorio – e su Micromega, l’Espresso, eccetera).
linkato da lui che commenta così:
Con questi direttori non vinceremo mai
A riprova di quanto si diceva qui sulla falsa rappresentazione della differenza tra destra e sinistra per cui semplicemente la sinistra è buona e la destra cattiva, date una letta all’editoriale della neodirettrice dell’Unità e rabbrividete con me.
Come volevasi dimostrare, se ne ricava grosso modo che:
- quelli di sinistra non parcheggiano in doppia fila, a Natale non regalano ai figli la playstation ma solo buoni libri, non ascoltano la musica con l’iPod perché “mettersi la musica in cuffia è un esilio in patria”, e aiutano le vecchiette ad attraversare la strada.
- quelli di destra spingono, saltano la fila, corrompono, violano la legge, cambiano opinione secondo la convenienza, si mettono al soldo di chi darà loro una paghetta; se sono donne vogliono fare le veline per trovare da grandi un ricco che le sposi, se sono uomini i calciatori; e se per strada incrociano una vecchietta la tirano giù col SUV: del resto l’hanno comprato apposta.
















