Fretta e reponsabilità

Così si cancella l’assistenza.

[...] l’offensiva – scaturita dal profondo Nord contro i ricongiungimenti di cittadini comunitari allo scopo di percepire l’assegno sociale rischia di rivoltarsi contro gli italiani ultra 65enni privi di pensione e di altri redditi. Durante l’iter legislativo alla Camera al requisito del soggiorno legale (per almeno 5 anni) si sono aggiunti quelli di un’attività lavorativa per almeno un decennio e di un reddito pari all’importo dell’assegno sociale, per almeno un decennio, nel territorio nazionale. Il che non solo snatura il profilo assistenziale dell’assegno sociale (una prestazione che tutela gli anziani indigenti, ai sensi dell’art.38 comma 1 della Costituzione), ma l’inasprimento dei criteri mette in difficoltà anche gli italiani bisognosi di assistenza, dal momento che le regole valevoli per i cittadini comunitari devono essere applicate anche a loro (e viceversa). Sarà il caso, allora, che il Senato corregga questo evidente errore, ripristinando il criterio del soggiorno o della residenza, magari prevedendo periodi più lunghi dei cinque anni inizialmente previsti.

Sarà comunque un problema controllare la mobilità delle persone in ambito comunitario. Ma parlare di attività lavorativa continuativa (a fronte della quale vanno pagati i contributi obbligatori) non ha senso quando si tratta, come nel caso dell’assegno sociale, di una prestazione assistenziale. Soprattutto, però, sarebbe il caso di ridimensionare sul piano culturale quando si tratta di stranieri e di immigrazione – degli idola tribus non sempre razionali. Gli immigrati non rubano il lavoro a nessuno, ma nella stragrande maggioranza dei casi svolgono mansioni che la manodopera italiana rifiuta.

Vi sono interi comparti economici importanti per la nostra vita economica e sociale (sicuramente l’agricoltura, il turismo, le costruzioni, tra qualche anno persino l’industria manifatturiera) che senza l’apporto dell’immigrazione dovrebbero dare forfait per mancanza di addetti disponibili. Tutto il settore dell’assistenza alle persone (non solo le badanti, ma anche il personale impiegato nelle Istituzioni) è in grado di operare solo grazie agli stranieri.

Tra qualche anno sarà unicamente la possibilità di assumere infermieri stranieri a consentire il funzionamento degli ospedali. Soprattutto, sono tanti i «diversi» che pagano i contributi e le tasse. Nel 2007 i lavoratori stranieri, censiti dall’Inps, erano poco meno di un milione 790mila (contro il milione 476mila dell’anno precedente), con un reddito imponibile superiore a 21 miliardi di euro (erano 18,4 miliardi nel 2006 e 16,7 miliardi nel 2005).

Condivido in toto quanto scrive Giuliano Cazzola sull’argomento, non condividendo invece, in nessun modo, le sue “giustificazioni”: La fretta può giocare dei brutti scherzi.

Primo perché a parlare è il VicePresidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, e come mi sembrano poco credibili le “levate di scudi” a scoppio ritardato dell’opposizione, su altro argomento, altrettanto poco credibili sono le “scoperte tardive” della maggioranza. Qualcuno direbbe, e in questo caso con qualche ragione, li “paghiamo per questo” e hanno anche fior di “dossier” dei Servizi studi del Parlamento con la possibilità di conoscere anzitempo la “portata” delle norme che si votano e si approvano. E il sottosegretario Vegas, responsabile per il governo degli emendamenti alla manovra, è persona di ampie e collaudate esperienze parlamentari per non “sapere” cosa si approva.

Secondo – fermo restando che sono i benvenuti controlli di ogni tipo sull’erogazione, evitando di finanziare i falsi “poveri” e aiutando quelli veri – perché dopo le battaglie dell’anno scorso, quando si diceva che gli sgravi Irpef riconosciuti dalla Finanziaria non erano focalizzati sugli incapienti, quantomeno una maggiore attenzione era dovuta, invece di rischiare di “buttare via il bambino con l’acqua sporca”, in nome di offensive più o meno legittime.

L’alternativa è che ognuno si prenda sempre le proprie responsabilita‘ e chi se ne fa portatore e difensore se ne assuma anche la relativa responsabilità politica.

update
: Modifiche a norma su assegni sociali. Il governo presenterà un emendamento al Senato per modificare la norma. Lo ha dichiarato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, per il quale la «norma sugli assegni sociali contenuta nel decreto legge collegato alla manovra sarà modificata». ll sottosegretario all’Economia Vegas ha dichiarato: «Se sarà necessaria una correzione di quello che può essere un fraintendimento la correggeremo, ma comunque non c’è nessuna preoccupazione da parte dei cittadini italiani, tantomeno delle casalinghe». E poco dopo interveniva, con una nota, anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «La necessaria correzione della norma relativa ai criteri di erogazione dell’assegno sociale dovrà ora conciliare la doverosa esigenza di impedire gli eventuali abusi da parte di cittadini extracomunitari con quella di mantenere una prestazione che si configura come un reddito di ultima istanza per persone anziane che per varie ragioni non hanno potuto accumulare adeguati versamenti contributivi».

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