Eppure non dovrebbere esserlo
In fondo, il punto cruciale di cui si discute, l’interrogativo principe è: i problemi della sinistra sono oggi legati alla questione morale o sono un problema di personale politico e dunque di ceto politico in generale ed è il sistema che andrebbe corretto?
Cominciamo dalla Stampa, dove Luca Ricolfi, coerentemente con quanto scritto molte volte in questi anni, sostiene che gli elettori di sinistra non dovrebbero essere né stupefatti, né sgomenti perché lo spettacolo di oggi – Genova, Firenze, Perugia, Roma, Napoli. Per non parlare dell’Abruzzo e della Calabria. Da Nord a Sud, ma specialmente nelle regioni rosse e nel Mezzogiorno, le inchieste giudiziarie stanno travolgendo il partito di Veltroni – era largamente prevedibile e le sue radici non stanno in qualche errore dell’oggi, ma in meccanismi e scelte politiche che risalgono molto indietro nel tempo. Innanzitutto la reazione a Tangentopoli (1992).
Se oggi siamo a questo punto è anche perché la politica – tutta la politica, non solo quella della sinistra – anziché reagire a Tangentopoli tentando un’autoriforma preferì battere un’altra strada: la legalizzazione dell’abuso di potere. Un tassello dopo l’altro, un intero sistema di norme penali e amministrative venne riconfigurato per rendere possibile il finanziamento e l’espansione del potere dei partiti anche senza violare la legge: chi è curioso di sapere come questo capolavoro normativo venne messo a punto può leggere l’eccellente ricostruzione fornita già qualche anno fa da Salvi e Villone nel loro libro Il costo della democrazia (Mondadori, 2005; vedi in particolare i capitoli 6, 7, 8).
E forse il caso di aggiungere che la storia continua, e continua in termini rigorosamente bipartisan: proprio perché il ceto politico è innanzitutto una corporazione, né la destra né la sinistra hanno mai provato a cambiare veramente le regole. Ci avesse messo mano qualcuno, dice Ricolfi, avrebbero chiuso, o perlomeno inaridito, i due principali rubinetti da cui il ceto politico locale trae le «risorse» per autofinanziarsi e per espandere il proprio potere.
E’ questa la questione chiave, il dramma è il perpetuarsi del ceto politico, a destra come a sinistra. Parla delle ultime elezioni politiche, quando si è trattato di selezionare i candidati da “nominare” e abbondantemente e senza remore del caso Campania, per il quale si domanda se:
Veltroni e i suoi hanno una vaga idea di quel che passa per la mente di un elettore di sinistra quando, a più riprese e senza smentita, deve leggere sui giornali che il Pd pensa di far dimettere Bassolino in cambio di un seggio di parlamentare europeo, dove potrà riposarsi percependo qualcosa come 200 mila euro l’anno? Da quanto tempo ormai sappiamo in che condizioni il sistema di potere di Bassolino ha ridotto la Campania?
Ci sono quindi le scelte politiche e culturali. Nonostante Tangentopoli, e a molti anni di distanza, né la sinistra nel suo insieme né il Partito democratico hanno mai rinunciato veramente al mito del “primato morale della sinistra”. Non lo ha fatto Fassino, non lo ha fatto Prodi, ma non lo ha fatto nemmeno Veltroni, che anzi per certi versi ha rilanciato l’idea che la «bella politica» – fatta di onestà e trasparenza, democrazia interna e partecipazione – potesse essere la marca distintiva del partito nato dalla fusione di Ds e Margherita. Questo è stato un errore madornale [...] e si domanda:
O basta a consolare i dirigenti del Pd il pensiero che le file della destra sono ancora più inquinate delle loro?
Ci sono poi quelli, che scelgono prima di tutto di autoconsolarsi, tra questi si può cominciare proprio da Repubblica che con Edmondo Berselli, parla di scenario capovolto e sostiene che “ci vuole la sfrontata fantasia di Silvio Berlusconi per attaccare il Pd sulla questione morale”, ricostruendo così la realtà, grazie a qualche, non sporadico (bontà sua), indizio:
Nella realtà, il Pd sente il peso di un’abitudine al potere locale che scopre alcuni suoi vizi: negli ultimi anni, studiosi come Carlo Trigilia hanno messo in rilievo non tanto una “questione morale” nelle regioni rosse, quanto gli indizi, non proprio sporadici, di un degrado della qualità amministrativa.
Per poi ammettere, che sì la colpa è soprattutto di Berlusconi e della destra, delle riforme tradite (sempre e solo delle destra), ma:
paghiamo soprattutto l’incapacità di costruire un sistema istituzionale aderente a un rapporto chiaro fra governanti e governati, fra controllori e controllati, fra elettori e politica, fra affari e istituzioni, fra cittadini e giustizia: e questo non è imputabile a una parte sola.
Invitando in conclusione la sinistra italiana ad una seria mobilitazione, organizzativa e istituzionale, per definire con chiarezza i contorni effettivi di un’emergenza; e per decidere razionalmente le contromisure. Che potrebbe essere anche tra le ragione per cui il Pd si trova in questo stato.
Poi c’è la folta schiera, più che autoconsolatoria, che insiste solo e prima di tutto sulla questione morale, alla Zagrebelsky. Tra gli altri Paul Ginsborg, per esempio, che dice che nelle amministrazioni governate dal Pd vede clientelismo e nepotismo, definisce Cioni un uomo di destra, condivide le battaglie di Travaglio, Flores, Di Pietro, e chiede a gran voce (a Domenici, che replica oggi, Sono mediterraneo, querelo) di non appellarsi all’onore maschile, ma di difendersi laicamente in tribunale. O Achille Occhetto secondo cui il Psi non è più un fantasma del futuro: lo sbaglio, secondo l’ex segretario del Pci, c’è già stato e consiste nell’avere scelto Craxi al posto di Berlinguer, solo per avere più potere. Per finire con le prime pagine di Conchita che si ripetono ormai a ritmo quotidiano.
Chi mette al centro il tema della selezione della classe politica, legandolo ad altre cose da fare, che da sempre mi convince di più, è Davide Giacalone che dopo avere detto che “La Tangentopoli rossa non stupisce. L’abbiamo descritta da tempo, era ed è sotto gli occhi di tutti” [...], ritiene opportuno ripetere quattro cose:
La prima: in un Paese in cui non funziona la giustizia e naturale che proliferi il crimine. Abbiamo la peggiore e più costosa giustizia d’Europa, ci teniamo magistrati che scambiano la televisione con le aule di tribunale e non si ha il coraggio di riforme drastiche e profonde, che ridiano civiltà al sistema. In questa situazione crescono gli inquinamenti, le previste guerre fra procure e fra magistrati, così come le inchieste che sono tanto clamorose quanto inconcludenti.
Seconda cosa: con lo spettacolo di Mani Pulite, per il modo e l’intento con cui lo si è condotto, non si è insegnato che la politica la fanno le persone per bene, ma che all’inquisizione scappano i furbi e gli amici degli amici. S’è fatta pedagogia negativa e s’è insegnato che la politica è solo arte dell’appropriazione, del vantaggio personale. La scena, a destra e sinistra, è colma di personaggini che a quel criterio si sono ispirati.
La terza cosa è che non si risana la politica con le inchieste, ma riformandone le procedure. Esempio: un fiume di soldi, nel settore della sanità, è speso con discrezionalità eccessiva e dai pubblici amministratori. Questo genera corruzione. E’ il sistema che va corretto, altrimenti le teste che cadono saranno sostituite da altre ancora più vuote, ma con tasche sempre più capienti.
La quarta riguarda gli schieramenti: una sinistra in queste condizioni non solo implode (e pace all’animaccia sua), ma fa male al Paese. Essendo affollata da giustizialisti fascistoidi, ed essendo intellettualmente inquinata da un’inesistente superiorità etica, questa sinistra ha perso natura politica, divenendo deviazione etnica. L’errore sull’iva di Sky non è una svista, è un segno di rincitrullimento morale. Non sembrano migliori quelli che pregustano il contrappasso della Tangentopoli rossa.
Altrimenti le teste che cadono saranno sostituite da altri “personaggini” o da nuovi “cacicchi”, scegliete voi il termine che più vi si confa’, che a destra come a sinistra, al criterio dell’appropriazione, delle furbizia e del vantaggio personale si è ispirato.
L’illusione di una riforma che (a parole) tutti vogliono.
È la storia di un Paese malato. Non tanto per il riemergere della «questione morale» a sinistra, tema su cui sono già corsi fiumi d’inchiostro; quanto per il senso di frustrazione provocato da un sistema politico incapace di produrre vere riforme e di restituire ai cittadini – giusto per fare un esempio – una giustizia seria ed efficiente, in grado di dare garanzie di corretto funzionamento. [...] una riforma della giustizia, al punto cui siamo arrivati, non è «un favore» che il centrosinistra fa a Silvio Berlusconi. Semmai sarebbe un gesto di saggezza da parte dell’opposizione, perché la riforma dovrà essere immaginata non per colpire o punire i magistrati, bensì per restaurare un grado più alto di etica pubblica.
C’è bisogno, in una parola, di governi forti e rinnovati a ogni livello. Perché il pesce, come dicono al Sud, puzza sempre dalla testa.


















knulp scrive
9 dicembre 2008 @ 15:14
ciao, c’è solo un piccolo problema. Chi dovrebbe riformare la politica e le regole? i politici. Che interesse hanno a riformarsi seriamente? nessuno.
Se ci fosse una grande pressione da parte dell’opinione pubblica, forse… ma chi controlla l’opinione pubblica? giornali e TV. In gran parte in mano, direttamente o indirettamente, a “parti politiche”.
Forse resta solo da fare una bella rivoluzione? Non credo che il “popolo italiano” sia voglioso di rivoluzioni. Io la vedo nerissima.
d.l. scrive
10 dicembre 2008 @ 09:21
non capisco bene dov’è che mi linki, ma la mia bacheca dice che mi linki…

Per cui, grazie!
DestraLab scrive
10 dicembre 2008 @ 09:48
anche se ultimamente wp funziona a modo suo, sotto BlogCheLeggo funziona random e ne prende 10 alla volta tra quelli che ho aggiunto.
DestraLab scrive
10 dicembre 2008 @ 09:59
accettare “l’ineluttabilità del fato” è lontanissimo dalla mia “cultura” politica. Non avrei aperto il blog… E cmq i partiti non sono un’entità “diversa”, sono fatti (anche se oggi solo in parte) da me, te e tutti quelli che li votano e gli permettono di esistere. Quello che mi “sconcerta” di più semmai e che tanti che qui (intendendo sui blog) a parole sono pronti a usare dinamiche differenti, li ritrovi costantemente “sdraiati” sulle posizioni “imposte” dai politici di “riferimento” senza una virgola di autonomia, quello si spesso mi lascia perplessa. E comunque io rispondo alla mia coscienza, non sei il solo a pensare o dirmi che sono un’idealista (alias illusa) e che le cose vanno e andranno sempre in modo diverso, ma almeno provarci no?
Knulp scrive
10 dicembre 2008 @ 19:52
Provarci sempre! Sono solo un tipo umorale, e ogni tanto vengo a sfogarmi da te! se ti da fastidio, smetto! Non ti considero un’idealista, sappilo. Solo, non vedo vie di uscita, almeno nel breve periodo. Probabilmente voi di destra siete un po piu’ gasati di noi di sinistra ultimamente.
DestraLab scrive
11 dicembre 2008 @ 10:52
anche io lo sono (umorale&istintiva), ma sto imparando a contare fino a…100-1000 (a secondo dei casi), almeno mi sforzo di farlo, per non “dichiarare guerra” al mondo intero.
Mi fa sempre piacere quando vieni qui