Casta & privilegi

Perché non si parla più di casta?

Perché qualcuno ha la “genialità” di usare questi argomenti – con la collaborazione attiva e proattiva della blogosfera “illuminata” che attacca a testa bassa – identificando nei privilegi queste cose:

“Non può certo parlare di merito lei che ha cercato l’esame facile” Dice Pierluigi Bersani al Rifomista (12 settembre) e ne chiede le immediate dimissioni.

update: Qui anche il ministro per la Semplificazione del governo ombra del Pd, si esercita sull’argomento.

p.s.: Casta & privilegio secondo il De Mauro.

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2 Commenti »

  1. John Christian Falkenberg scrive

    13 settembre 2008 @ 16:42

    Credo che sia un problema d’immagine; grazie a Travaglio e soci, grazie alla propaganda ed alla autorappresentazione girotondina dei rossi quali “partito degli onesti” l’italiano medio si aspetta totale probita’ da parte sinistra e delinquenza pura da centrodestra.
    Quando scopre che invece i sinistri sono una manica di statali che campa a spese dello stato e regala favori agli amici “imprenditori” (pubblicani, direi), si sente tradita.
    Quando lo fanno a destra, a partia’ di scandalo, il fatto e’ meno rilevante – siamo al di sotto di ogni sospetto.
    E al momento non abbiamo ancora visto parita’ di scandalo.

  2. DestraLab scrive

    15 settembre 2008 @ 12:26

    sarebbe come dire che Walter Veltroni non avrebbe mai potuto fare il ministro dei Beni Culturali, perché mentre la Gelmini si faceva un culo così, si laureava e partecipava, con furbizia, ad un concorso pubblico, bandito dal nostro eccezionale sistema di qualificazione professionale post-universitario, lui si era dovuto impegnare, rinunciando agli studi, a costruire tramite meccanismi che è impossibile non utilizzare (e perfettamente non solo leciti, ma costruiti con il beneplacito del suo stesso ex-partito – perché lui nonostante tutte le memorie brevi è stato anche deputato di quel pci che ha avuto la presidenza della camere per circa un ventennio nella repubblica che fu) quello che gli permette, (lui nato il 3 luglio del 1955) oggi, di usufruire delle sue 2 attuali pensioni, ne parla lui stesso abbastanza ambiguamente, al plurare: “Dico solo che io avevo chiesto di non avere questa indennità ma non è stato possibile. Allora, ho usato i soldi delle mie pensioni per fare del bene al prossimo“. Che gli permettono, ovviamente, di fare bene al prossimo e che qualcuno di pessimo gusto gli ha rimproverato.
    Questo se volessimo utilizzare la “genialità” che oggi utilizzano, Stella, Bersani e la blogosfera illuminata.
    Se volessimo fare un “ragionamento politico” direbbe qualcuno la penso né più é meno come lei (Claudia Mancina), che invitava alla riflessione in tempi non sospetti e dalle stesse colonne:
    Anche indicare nei costi il principale peccato della politica, sulla scorta di un paio di libri fortunati, è segno di una pigrizia mentale che non aiuta affatto a capire che cosa stia succedendo, ma è parte del problema. Costi e privilegi, infatti, ci sono e devono essere ridimensionati; ma chi pensa di cominciare da lì la riforma della politica, o si illude o è in mala fede. Il problema essenziale della politica italiana, quello da cui dipendono tutti gli altri, è la sua debolezza, e quindi la sua incapacità di decidere. Se la sfiducia aumenta non è per i costi, e neanche per i privilegi. La polemica su questi aspetti certo è un condimento piccante; ma non scherziamo, in tutti i paesi democratici esiste la rabbia verso la politica e il disprezzo verso i politici. In tutti i paesi democratici i politici sono considerati, nella vox populi, interessati e disonesti. È un tratto ineliminabile della politica contemporanea, da quando ha abbandonato l’originario carattere elitario e si è pienamente democratizzata. La democrazia non è certo priva di aspetti negativi: tra questi sono sia la corruttibilità dei politici, sia il populismo moralistico delle opinioni pubbliche. Di solito queste sono tendenze presenti, ma tenute sullo sfondo dal sistema di controlli reciproci che è proprio del processo democratico.
    La differenza specifica, nel nostro paese, è che la politica appare inefficiente e inutile. Imprigionata da decenni nelle stesse eterne discussioni sugli stessi problemi: la riforma delle pensioni, l’aggiornamento della costituzione, la razionalizzazione dell’amministrazione pubblica, le quote rosa (e non parliamo di alta velocità, ponti, strade, rifiuti). La politica in questo paese – di destra o di sinistra – non riesce ad assolvere una funzione di governo. Questa è la ragione della sfiducia, della disaffezione, dei venti populistici che increspano la superficie. [...]

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