Business as usual

Telecom cade troppo in borsa ma le nuove idee devono ancora arrivare
Ma il piano attuale non indica nulla di veramente nuovo. E’ molto cauto e per ora non appaiono elementi che possano invertire il (pur ricco) declino. I vincoli finanziari di Telecom Italia appaiono stringenti, molto stringenti. Che cosa dice il nuovo Piano? Ci sarà più focalizzazione sui clienti – e questo va bene, ma ci mancherebbe altro!!! -; l’alleanza con Telefonica porterà a dei risparmi; ci sarà più informatica on line per le aziende; ci sarà un pò più di internazionalizzazione (vedi per es. l’acquisizione della Telecom argentina, se sarà possibile esercitare l’opzione); l’Iptv servirà solo a mantenere i clienti ma non diventerà fonte di nuovi ricavi (Ok è giusto, del resto ad oggi conta solo 80 mila clienti); la NGN verrà realizzata piano piano solo nelle grandi città e con investimenti molto realistici; ci sarà un taglio dei costi ma graduale, ecc, ecc. Insomma, tanto buon senso (che non guasta mai) ma business as usual. continua

Succede, una mattina di sabato che, leggendo i blog che hai selezionato accuratamente in NetNewsWire, si ha quella “spiacevole sensazione”, per il momento con l’unica, rara eccezione di Enrico Grazzini (il suo giudizio non è molto positivo), del “pensiero unico”, come quando sui grandi giornali la mattina trovi gli stessi titoli.

Tutti, tecnici, professori, autorevoli punti di riferimento, etc, dicono praticamente la stessa cosa: a loro Franco Bernabè piace e “idem con patate” il nuovo piano industriale di Telecom e il mercato è solo irrazionale. Retrogusto amaro.

Tag:, ,

10 Commenti »

  1. Alfonso Fuggetta scrive

    8 marzo 2008 @ 12:00

    Beh, noi abbiamo spiegato perché ci è piaciuto. Non basta dire business as usual. Bisognerebbe anche dire perché e cosa avrebbe potuto fare e dire di differente in 75 giorni di lavoro. È stato molto “franco” e diretto (se posso permettermi il gioco di parole).

    Anche perché altrimenti non capirei perché tre persone così diverse per esperienze e background come me, Stefano e Luca abbiamo giudizi simili. Superficialità condivisa? Irretiti dalla simpatia di Bernabè?

    In questo paese alla fine, come scrivevo su un mio post l’altro giorno, ormai non c’è speranza di salvare nessuno e si può solo parlare male e criticare tutto e tutti. Non ci resta altro?

    P.S.: Non riesco ad aprire il link al post di Grazzini e leggere tutto quello che ha scritto.

  2. DestraLab scrive

    8 marzo 2008 @ 12:14

    io leggendo il tuo post, penso che avresti anche potuto dire come Grazzini mi è piaciuto poco. Non credi?
    Io si sono “delusa”, proprietà Tronchetti-Provera responsabile di tutti i mali “del mondo” e condividevo, oggi di novità io che non sono un tecnico, ripeto, non ne vedo neanche all’orizzonte, rispetto alle cose dette da voi non da me, a meno che non vogliamo davvero entusiasmarci per la nuova “divisione organizzativa“, ma l’approccio, l’analisi e il “credito” è diverso e condiviso. Posso esserne sorpresa?

  3. Alfonso Fuggetta scrive

    8 marzo 2008 @ 12:42

    Ovviamente, puoi pensare quello che ritieni. Avendolo sentito e avendo sentiti quelli prima di lui, mi sento di dar del credito a Bernabè.

    Nel mio post non ho detto che la situazione di Telecom mi entusiasma. Ho detto che mi è piaciuto Bernabè: la persona, lo stile con sui si è presentato, la franchezza con la quale ha detto cose semplici, senza fare promesse mirabolanti, ma facendo capire quanto c’è da fare. Chi c’era prima c’è stato per anni. Lui c’è da 75 giorni. Metterli sullo stesso piano non mi pare proprio ragionevole.

  4. Alfonso Fuggetta scrive

    8 marzo 2008 @ 12:43

    Dimenticavo. Non è soltanto una questione di credito. È anche una questione di track record degli uni e degli altri.

  5. Stefano Quintarelli scrive

    8 marzo 2008 @ 12:46

    Bernabe’ ha avuto coraggio. Ha detto le cose come stanno, anche troppo gentilmente (l’esperienza diplomatica si vede).
    Io non credo che quello che ha detto e il piano (numeri) che ha fatto siano compatibili (ma ci tornero su nel weekend). Ma ha detto piu’ volte che questo e’ un primo piano triennale, che ci saranno raffinamenti gia’ da prima di fine anno. Vedremo.
    L’unica strada che vedo e’ sempre la solita: One Network. Il problema e’ che il debito va rinegoziato.
    La sorpresa e’ cio’ che c’e’ scritto che il debito va rinegoziato in caso di cambio di controllo, a meno che non lo compri qualcuno, diverso dagli attuali azionisti di minoranza, che sarebbe in qualche modo “approvato”.
    Tra il coraggio e l’incoscienza c’e’ la distanza di una interpretazione.
    Probabilmente il mercato ha reagito peggio i quanto si aspettasse Bernabe’. Il titolo adesso e’ veramente basso e, quando si entra in una spirale, e’ difficile ritornare ai livelli precedenti.
    Sotto 1,5 Euro, a circa la meta’ del prezzo di carico degli azionisti, Telecom diventa una preda interessante per essere scalata e fatta a pezzi. Drammaticamente i tempi coincidono con l’assenza di un governo che possa decidere un sostegno tramite la CDP. Una situazione ideale per un raider finanziario.
    Speriamo bene, senno’ il coraggio sara’ ricordato come incoscienza.

  6. DestraLab scrive

    8 marzo 2008 @ 13:03

    @Alfonso
    appunto.
    Non li mettevo per nulla sullo stesso piano, ma il giudizio dovrebbe essere sui “fatti” secondo me, fatti, progetti e investimenti che ho imparato a conoscere e capire meglio anche grazie a voi. Ma se tu dovessi essere nominato Ministro per le riforme e le innovazioni nella PA ti giudicherei solo per i risultati che riusciresti ad ottenere, non per la stima a “prescindere” che ho nei tuoi riguardi.
    Per il resto dicevo proprio quello che dici tu, leggendo il post non mi eri sembrato entusiasta del piano industriale, rispetto a quello avresti anche potuto dire mi è piaciuto poco, come Grazzini …
    Davanti a queste notizie, io mi aspetto solo di capire perché, immagina solo per un momento la reazione con proprietà o track record diverse…

  7. DestraLab scrive

    8 marzo 2008 @ 13:09

    grazie a Stefano, la mia risposta al prof. e il tuo commento si sono sovrapposti :-)

  8. Alfonso Fuggetta scrive

    8 marzo 2008 @ 13:11

    La questione è molto semplice: Bernabé sa bene qual è la situazione dell’azienda e i vincoli ai quali deve sottostare.
    Secondo me, non ha detto tutto quello che voleva dire perché non poteva dirlo. E credo si sia capito bene.
    Peraltro ha detto una cosa semplice: hanno venduto le partecipazioni straniere, ho oltre 30 miliardi di debiti. Cosa poteva annunciare? Lo scorporo della rete? Con telefonica contraria e senza avere una sponda nel governo?
    Veramente, mi chiedo cosa avrebbe potuto dire di diverso?
    Masa, spiegami cosa poteva fare in 75 giorni? Lo giudichi su un mandato o su un anno, non su 75 giorni, incluso natale, la chiusura di bilancio, le litigation di fine anno e la preparazione dell’investor day. Non c’entra la stima a prescindere. È una questione di realismo.

  9. DestraLab scrive

    8 marzo 2008 @ 13:36

    Il Financial Times: Bear Stearns said in a research note: “We do not believe these results or the guidance will provide upward momentum [in the shares].” The shares were down 9 per cent at €1.45.
    Comunque grazie per la discussione, forse è servita a chiarire un po’ a tutti, “comuni mortali”, che bisogna aspettare ancora e che per “leggere” le cose di telecom, bisogna capire ed intuire il non detto e sperare, forse.

  10. Alfonso Fuggetta scrive

    8 marzo 2008 @ 13:38

    Stefano,
    non credo c’entri l’incoscienza. I numeri sono quelli e li sai tu meglio di me. Come scrivevo nel mio blog, l’analista che era seduta di fianco a me mi diceva che non c’era alcuna sorpresa. Non so se ricordi che ad un certo punto Bernabè ha usato l’espressione “voi conoscete la situazione meglio di me”.
    Non è stato Bernabè a fare il risultato 2007 (da novembre?), nè a definire le regole sul debito.

    Se poi ricordate l’articolo del Sole 24 Ore di Carli del 14 gennaio, si parlava di indiscrezioni su separazione della rete e quotazione in borsa. Ovvio che quel discorso valeva se il governo sosteneva l’iniziativa. Caduto il governo, quanto meno bisogna vedere cosa vorranno fare i nuovi.
    Bernabè ha detto una cosa che forse è sfuggita: la separazione strutturale della rete l’hanno fatta solo a Singapore perché il governo l’ha sostenuta.
    Vi dice nulla?

Commenti RSS · TrackBack URI

Scrivi il Tuo Commento

Nome: (Obbligatorio)

Mail: (Obbligatorio)

Website: