O mente uno o mente l’altro
L’uno o l’altro: di Umberto La Rocca – LaStampa.it
O si dimette l’uno o lascia il suo incarico l’altro. Quando il comandante della Guardia di Finanza accusa il viceministro dell’Economia, cioè l’autorità di governo con la quale direttamente collabora, di avere esercitato pressioni indebite per sostituire alti ufficiali del suo corpo, in un Paese normale un’altra soluzione non c’è. Tanto più che il generale Roberto Speciale ha messo la sua denuncia nero su bianco, consegnandola a un verbale pubblicato ieri da Il Giornale. Verbale del quale, al momento, non ha smentito neanche una parola. Quanto a Vincenzo Visco, nega tutto e sostiene che la versione fornita dal militare è falsa. Dunque: o mente l’uno o mente l’altro.
Anche altri quotidiani non possono, oggi, esimersi dall’intervenire, alcuni minimizzano, altri parlano di faide, altri ripetono lo stesso concetto, o mente uno o mente l’altro, in altri paesi, dove l’opinione pubblica, correttamente informata si fa un’opinione, sarebbe semplice la decisione: chi mente si dimetta, in Italia è: o si dimette l’uno (Visco) o si rimuove l’altro (Speciale)!
Cioè o Visco ammette spontaneamente di essere, chissà per quale ragione, poi, dovrebbe farlo, un mentitore o rimuoviamo il il Comandante Generale della Guardia di Finanza.
Per adesso nessuna smentita sulla veridicità del verbale, nessuno che si preoccupi di dirci se le dichiarazioni in questione siano o non siano mai state rilasciate davanti all’Avvocato generale dottoressa Manuela Romei Pasetti.
Sarebbe “facile” in un paese “normale” attendersi una decisione conseguente, in Italia, invece, si invita a risolverla chiamando a decidere proprio una delle due parti in causa, che oltre che negare (parlando di ricostruzione capziosa), schiera ampia parte della stampa cosiddetta indipendente in una difesa, a priori, dell’onorabilità dello stesso, e la derubrica a polemica politica tra i due poli.
A mio parere è, questa sì, la dimostrazione lampante proprio di quella crisi, non solo della politica, di cui tanto si straparla.
Nell’assordante silenzio della blogosfera “di sinistra e riformista”, tutta impegnata all’interpretazione “capziosa” delle parole di Papa Ratzinger e Monsignor Bagnasco, ad ogni piè sospinto, o alla necessità che la Rai, in quanto servizio pubblico, acquisisca il filmato della BBC sui preti pedofili, o a parlarci dell’obbligo morale alle dimissioni di Paul Wolfowitz da presidente della Banca Mondiale, si consuma quest’ennesima dimostrazione di cosa intendevano loro per paese “normale”, dando ulteriore dimostrazione di cosa intendevano anche per superiorità “morale” di una classe politica chiamata a stravolgere il malgoverno del paese.
Io comunque il verbale pubblicato dal Giornale lo riporto qua per intero, nel caso qualcuno fosse interessato alla cosa, distraendosi per qualche minuto dalle dissertazioni moralistiche:
«L’anno 2006, addì 17 luglio 2006, alle ore 16.10 presso gli uffici del Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza, viene redatto il presente verbale. Avanti all’Avvocato generale dottoressa Manuela Romei Pasetti è presente il Generale di Corpo d’Armata Roberto Speciale che dichiara:
«Il giorno 13 luglio alle ore 15.00 circa il mio Capo ufficio, Colonnello Michele Carbone, mi ha informato che ero stato convocato alle ore 17.30 dello stesso giorno dal vice ministro Visco. In un secondo tempo lo stesso ufficiale mi ha riferito di aver appreso, solo in quel momento che Visco avrebbe ricevuto, prima di me, il Comandante in Seconda del Corpo, Generale Italo Pappa (ore 15.30) e l’Ispettore per gli Istituti di Istruzione,Generale Sergio Favaro (ore 16.00). Recatomi all’appuntamento il Vice Ministro Visco mostrandomi un appunto dattiloscritto recante quanto segue: * Comando Regionale Lombardia Generale Forchetti * Comando Nucleo Regionale Lombardia Colonnello Lorusso *ComandoNucleo Provinciale PT Milano Colonnello Pomponi * Gruppo servizi Polizia Giudiziaria Tenente Colonnello Tomei – Mi ha impartito l’ordine di avvicendare i suddetti ufficiali e di avanzargli delle alternative proposte di impiego. Visco inoltre ha disposto perentoriamente di concertare, da quel momento in poi, ogni decisione d’impiego con i generali Pappa e Favaro. Alla mia obiezione che prima di effettuare detti provvedimenti sarebbe stato opportuno informare l’Autorità Giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o informarla successivamente. Rientrato in ufficio ho ricevuto i Generali Pappa e Favaro. Il Comandante in Seconda mi ha detto che il Vice Ministro gli aveva parlato della sua intenzione di avvicendare i comandanti dei reparti del Corpo alla sede di Milano senza indicarne le motivazioni alla base; ha inoltre aggiunto che sarebbe stato auspicabile arrivare ad un’ipotesi d’impiego condivisa all’unanimità, onde evitare che ognuno, così come richiesto da Visco in caso di disaccordo, avesse dovuto presentare la propria proposta. Dopo tali premesse il generale Pappa mi ha illustrato le ipotesi di avvicendamento, già da lui concordate con il generale Sergio Favaro. Su queste proposte sono intervenuto al fine di razionalizzare le ipotesi di impiego del generale Mario Forchetti, proponendo di destinarlo a un comando regionale di pari livello, onde salvaguardarne il profilo di carriera e del colonnello Lorusso allo scopo di lasciarlo a Milano, per delicati problemi familiari a me noti, nell’incarico di capo di stato maggiore del Comando Interregionale di corso Sempione».
Giudici in allarme «Il 14 luglio tali proposte sono state oggetto della comunicazione che ho inviato alla persona del Vice Ministro. Alle 15 circa dello stesso giorno ho contattato il procuratore della Repubblica di Milano, dottor Manlio Minale, che mi aveva precedentemente chiamato in ufficio. Lo stesso mi ha riferito di essere quanto mai sorpreso ed allarmato da voci circa il presunto avvicendamento dell’attuale gerarchia della Guardia di Finanza di Milano, rappresentandomi che la stessa godeva della indiscussa fiducia della propria Procura e che tale improvviso avvicendamento avrebbe determinato serie problematiche alla prosecuzione delle delicate investigative in corso. Ho risposto che il piano impiego dei dirigenti era stato approvato e definito nel mese di marzo e che in tale piano non c’era traccia di trasferimenti interessanti la sede milanese, in quanto non ve ne era alcuna necessità. Ho quindi aggiunto di essere stato convocato dall’Autorità Politica la quale, invece, mi ha dato precise indicazioni nominative sugli ufficiali che dovevano con immediatezza essere avvicendati da Milano. A conclusione il dottor Minale mi ha preannunciato l’invio di una sua missiva contenente richiesta di delucidazioni che allego in copia».
Le pressioni di Visco «Alle ore 15.20 dello stesso giorno, il generale Pappa mi ha informato di aver ricevuto, per il tramite del gen. Zanini (vice capo gabinetto Vice Ministro Visco, ndr), una busta chiusa a me indirizzata, da parte del Vice Ministro. Dopo averla aperta me ne riferiva il contenuto. Alle 17.42 circa, arrivato a Bari, – dove mi ero recato per prendere parte alle celebrazioni del centenario di istituzione della Legione Allievi della Guardia di Finanza -, il vice capo di gabinetto di Visco, generale Flavio Zanini,mi ha riferito di aver appreso da Giovanni Sernicola, caposegreteria particolare del vice ministro, che quest’ultimo si aspettava la diramazione degli ordini di trasferimento, di cui alla missiva del 14 luglio. In risposta ho riferito di trovarmi a Bari e di non poter essere a Roma, prima del pomeriggio del giorno successivo, nonché di aver già concordato con il Gen C.A. Italo Pappa la fissazione di una riunione di Stato Maggiore avente per oggetto la tempistica dei movimenti in questione, da tenersi la settimana successiva. Alle 17.57 il Generale Zanini mi ha comunicato che Visco, a seguito della propria lettera indirizzatami nello stesso giorno, considerava i trasferimenti in parola esecutivi e che, quindi, doveva partire il messaggio. Al riguardo ho ribadito di essere alla sede di Bari e di non poter rientrare a Roma che il giorno dopo».
GdF commissariata «Alle 19.21 il gen. Zanini ha fatto sapere al maggior Cosentino che Visco voleva parlarmi. Alle ore 19.22 il vice ministro mi ha riferito che i trasferimenti dovevano essere eseguiti immediatamente. Alle 19.40, l’Aiutante di Campo del comandante in seconda, maggiore Mario Salerno ha rappresentato al maggiore Casentino che il generale Pappa desiderava parlarmi. Alle ore 20.06 Pappa mi ha proposto di diramare i trasferimenti degli ufficiali in questione, senza fissare nel relativo messaggio le rispettive decorrenze. In merito gli ho manifestato la necessità di rispettare le norme amministrative in materia che prescrivono la partecipazione dei destinatari di eventuali trasferimenti al processo decisionale. Alle ore 20.15 ho dato ordine al comandante in Seconda di diramare i messaggi di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo di impiego. In data 15 luglio 2006, rientrato a Roma, alla presenza del generale Spaziante, ho incontrato nel mio ufficio il generale Pappa a cui ho mostrato la lettera (di richiesta di chiarimenti, ndr) ricevuta dal procuratore capo di Milano. Il generale Pappa ha minimizzato l’accaduto sostenendo che di lettere come quella di Minale ne arrivano tante. Ho chiesto a Spaziante di contattare Zanini al fine di incontrare il prima possibile il vice ministro Visco. Dopo aver sentito il predetto ufficiale generale, Spaziante mi ha riferito che l’incontro non sarebbe stato possibile prima del lunedì successivo, 17 luglio e che comunque Zanini insisteva nell’avere assicurazione della partenza del messaggio dei movimenti definitivi. Nella serata di domenica 16 luglio 2006, alle 22.50 circa ho ricevuto una telefonata da parte del generale Zanini che mi ha riferito della notizia Ansa, di cui allego copia e che in proposito Visco sollecitava da parte mia, una immediata smentita alla notizia, con riferimento alla sua connessione alla vicenda Unipol. Alle 23.20 sono stato ricontattato nuovamente da Zanini che mi ha chiesto di accelerare l’uscita della smentita alla notizia Ansa nei termini di cui sopra. Ho convocato di conseguenza il Capo di Stato Maggiore e il Sottocapo. A mezzanotte circa Zanini mi ha informato telefonicamente che Visco aveva provveduto personalmente alla smentita e che si aspettava altrettanto dal sottoscritto. Dopo una consultazione con il capo e il sottocapo di Stato Maggiore ho ordinato di provvedere alla diramazione di un comunicato stampa, nel quale si precisavano i reali termini del provvedimento da me adottato.
Pronte le dimissioni Alle ore 9.26 del 17 luglio 2006 sono stato informato dal colonnello Carbone che il colonnello Ortello lo aveva chiamato riferendogli che avrei dovuto chiamare subito il vice ministro Visco. Contattatolo immediatamente questi mi ha riferito di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato io esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano. Il vice ministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Preso atto, ho risposto al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita, di non poter, pertanto, assecondare queste sue ultime richieste e che, piuttosto, ero pronto a rassegnare il mandato. L’intera conversazione telefonica è avvenuta alla presenza del colonnello Carbone e del maggiore Cosentino. Alle ore 12.00 circa del 17 luglio 2006 il generale Spaziante mi ha informato che con due distinte telefonate sia Pappa sia Favaro gli hanno riferito che, su disposizione del vice ministro Visco, loro pervenuta per il tramite del generale Zanini, il contenuto della lettera di risposta, da inviare al procuratore di Milano, sarebbe dovuto essere preventivamente concertato con entrambi i suddetti generali di Corpo d’Armata. In conclusione non è mai emersa alcuna motivazione che potesse concretizzare addebiti per comportamenti tenuti dagli ufficiali di Milano. Anzi devo precisare che mi era stata comunicata verso la metà di giugno la nota n. 2094/06 datata 1 giugno 2006 a firma del procuratore capo della procura di Milano, Manlio Minale, indirizzata al Comandante Regionale Lombardia, generale Forchetti, il cui contenuto evidenzia la grande professionalità degli ufficiali in questione nell’attività di servizio.
Fatto, letto, chiuso alle ore 17.30 in data 17/07/2006 e nel luogo come sopra».
[Il Giornale]


















Alfonso Fuggetta scrive
23 maggio 2007 @ 19:51
Masa,
sono d’accordo con te. O si dimette l’uno o l’altro.
L’importante e che non si chiedano a priori solo quelle di Visco come ha fatto il centrodestra.
DestraLab scrive
24 maggio 2007 @ 09:27
D’accordo, per me queste sono le “regole” Alfonso, che dovrebbero essere condivise, al di là delle polemiche centrodestra-centrosinistra.
Simone scrive
3 giugno 2007 @ 18:43
La ricostruzione è esatta ma incompleta.
Andrebbe aggiunto che alcune settimane prima della famosa telefonata di Visco, il generale Speciale presentò allo stesso Visco un piano di avvicendamenti comprendenti l’intero quadro di comando della G. d. F., come è prassi ogni tre anni.
Esaminandolo, Visco notò l’assenza nel piano dei soli quadri di Milano e della Lombardia; da qui la ragione della telefonata e dell’ordine di sostituzione dei generali.
Mi chiedo tuttavia come mai Visco non abbia voluto avvertire l’autorità giudiziaria. In questa storia mentono entrambi a metà, raccontando solo parte della storia.
Alfonso Fuggetta scrive
3 giugno 2007 @ 21:15
Non mi pare si trattasse di un reato penale. Perchè avrebbe dovuto dirlo all’autorità giudiziaria?
Forse l’errore fu telefonare. Se avesse mandato una lettera scritta con richiesta di chiarimenti, nessuno avrebbe potuto dire che stesse facendo pressioni indebite perchè tutto sarebbe stato nero su bianco.
In ogni caso, mi sembra stia emergendo il fatto che è Speciale a dover spiegare perchè le rotazioni le ha previste per tutti ma non per la Lombardia (vedi articolo odierno di Scalfari).
Alfonso Fuggetta scrive
4 giugno 2007 @ 07:59
[...] scrive esattamente quello che ho postato come commento sul sito di DestraLab ieri sera: “L’errore del viceministro: non rendere pubbliche le [...]