Lamentele & politica debole
Quanto costa la politica debole:
Il costo della politica è un rapporto: fra le sue spese e il suo prodotto. È alto per le tante spese ma anche per lo scarso prodotto della politica. Saremmo meno infastiditi dalle «auto blu» se vedessimo più risultati dalla loro circolazione. La carenza del prodotto della politica ha due aspetti. Innanzitutto, l’inadeguatezza dei servizi pubblici. La politica si propone ai cittadini con l’atteggiamento demiurgico di chi vuole dirigerne i destini e promuoverne i valori e tralascia di concentrarsi sul suo compito essenziale: gestire bene l’amministrazione pubblica. Un secondo aspetto della carenza di produttività della politica, che il fumo demiurgico cerca di nascondere, è la sua impotenza. I politici hanno un potere appariscente e costoso, ma debole. Li accusiamo di sete di potere, di prevaricare col loro potere le nostre libertà. Ma di che potere si tratta? Soprattutto di mantenere clienti, uffici, relazioni, spazi mediatici necessari per rimanere al potere. L’«auto blu» rappresenta un potere autoreferenziale che intralcia il traffico senza governarlo. Luca Ricolfi ha usato la bella espressione «slegare il mercato» per sollecitare i politici a liberare le potenzialità della società e dell’economia dai lacci che limitano la competizione, sacrificano il merito, ostacolano l’efficienza. I lacci da slegare sono però manifestazione dell’impotenza più che dello strapotere dei politici. Non li slegano per non disturbare gli equilibri che i lacci preservano e che loro proteggono in cambio di consenso. [...]
[...] Che fare per rimediare? Oltre a un comodo «parliamone» ho solo da proporre un sospetto. Che la buona politica sia offerta poco perché è poco domandata dai singoli cittadini. Che la protesta per i costi della politica sia soprattutto una fuga dall’impegno personale, una cinica, sfiduciata, opportunistica richiesta di «meno politica», indipendentemente dalla sua qualità. Una lamentela controproducente perché offre ai politici l’appiglio di una controprotesta, con la quale rivendicano, giustamente e astrattamente, il primato della politica. Con parole altisonanti e velleitarie che, in circolo vizioso, scoraggiano la domanda di buona politica. Come si può rompere questo circolo vizioso?
Questo della politica “debole” è un mio pallino, qua il prof.Bruni lancia una provocazione forte, che dovrebbe spingerci alla riflessione.

















polis scrive
13 agosto 2007 @ 14:59
Sono francesco da Corinaldo (An), vi segnalo Polis il mio blog amatoriale sulla Politica, sarei lieto se lo potete inserire tra i vostri link:
http://www.polisfs.blogspot.com
rino scrive
15 agosto 2007 @ 16:41
Il Prof. Bruni centra la questione del momento: una politica debole dallo scarso rendimento governativo ed ammnistrativo diviene povera di spirito e tirata da ogni parte da qualunque potere alternativo. Qualche tempo fa si disquisiva sulla necessità che la Politica debba assumere responsabilità e ruoli che diano la stura, affinché si possano creare progettualità e dare fiato ad una azione in grado di consegnare una prospettiva ricca di vigore e chiara nel perseguire consequenzialmente gli obiettivi di efficienza e di attenzione nei riguardi di una realtà fin troppo sbracata e priva di “garanzie”. Sul punto sono dell’idea che la politica si debba riappropriare della propria forza di difendere in maniera determinata quella che deve essere la natura del potere ossia di fare e realizzare in direzione del perseguimento dell’interesse generale.Qui, invece, ci sono politici che vengono bistrattati dalla magistratura senza ragione plausibile s e non per una latente conflittualità che oggi è esplosiva, vi sono giornalisti che ricattano il potere politico perchè ottenere agi ingiustificati ed illeciti, vi è un consenso politico che non assume rilievo e potere di autorevole conduzione, vi sono imprenditori con o senza lobby di riferimento che osteggiano misure di trasparenza e leggi che vanno nella direzione di uno sviluppo che sia caratterizzato dal libero mercato e dalla libera concorrenza, capaci di salvaguardare il consumatore-elettore. Insomma di fronte ad un regime che non ha più la politica come vertice ma che è il crogiuolo di interessi particolari senza che i cittadini-elettori-consumatori possano far sentire la loro voce, qualcosa bisogna fare per ovviare alla “chiusura della mente italiana”. Vi è una cultura che stenta a cambiare rotta, ciò significa che un clima da “presa della bastiglia” si comincia a profilare per un anelito di autentica libertà … Grazie Prof. Bruni per aver detto da un’autorevole tribuna ciò che penso da vari anni. Insomma iniziamo una raccolta di intelligenze e sensibilità per una politica che riacquisti forza di persuasione …