Il solito vizietto

Iene e sciacalli versus ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo calpestato.

Le cronache ieri ci hanno raccontato anche di un timido intervento di principio del Presidente Napolitano, le intercettazioni restino segrete, con il Quirinale che ha sentito la necessità di chiarire più tardi di non essersi riferito al fatto specifico.

Oggi in campo l’ex magistrato del pool Mani pulite ed ex procuratore generale di Milano, Gerardo D’Ambrosio con intervento “tecnico” che ci spiega, codice alla mano come si possano e si debbano usare le intercettazioni e le conversazioni e che tutto questo è necessario in difesa della “sacrosanta” libertà di stampa e del diritto di critica e di controllo, pena il ritorno alla censura fascista. Ulalà.

Le ipocrisie sulla rai
[...] Eppure l’indignazione servirà davvero a poco se quest’ultima clamorosa recrudescenza del male non diventerà l’occasione per applicare l’unica possibile cura. Tagliare alla radice il legame tra politica e Rai, mettendone sul mercato la gran parte e conservandone solo una porzione per il servizio pubblico [...]

Un premio speciale deve essere riconosciuto a Gianfranco Fini, che solo ieri si è accorto dell’esistenza di un problema in campo radiotelevisivo [...]

Dall’altra parte si segnala la solita capacità metaforica di Walter Veltroni, che denuncia il «sistema Moggi» poche settimane dopo aver ispirato la nomina di Fabiano Fabiani nel consiglio di amministrazione Rai: il tutto, ovviamente, per favorire l’autonomia di Viale Mazzini dalla politica.

Il tutto, sembra storia passata, esploso il giorno dopo che il Tar del Lazio ha annullato la sostituzione di Petroni con Fabiani, in quella che il Presidente Petruccioli nella sua lunga lettera ad Em.Ma, liberare la rai dalla logica di maggioranza, pubblicata ieri sul Riformista definisce: “la saga del nono consigliere” e in attesa quantomeno che qualcun altro decida di ricorrere alle vie legali per dimostrare la propria onestà ed autonomia.

A costo di essere ripetitivi, dice Phastidio, l’unica via per risolvere il bubbone dello spoils system in salsa tribale italiana è la presa d’atto che la Rai non è servizio pubblico, e di conseguenza la sua privatizzazione. Solo dopo aver fatto ciò sarà possibile affrontare in termini non intollerabilmente strumentali il problema (che certamente esiste) del conflitto di interessi.

E allora: indignarsi o non indignarsi? Quando fuggirono, non molto tempo fa, intercettazioni o brogliacci di intercettazioni su persone nemmeno lontanamente implicate in ipotesi di reato, si disse che proprio no, così non si può, che scandalo, che indecente violazione della privacy, e qui urge una legge che impedisca questo sconcio, eccetera eccetera. Ora le carte fuggono ancora, ma colpiscono la parte avversa. L’indignazione? Svanita. Le reazioni? Dagli all’intercettato. Il garantismo? Momentaneamente sospeso. Il solito vizietto.
[via Corriere della Sera]

E comunque chi ha impedito all’attuale maggioranza di approvare la Gentiloni? La struttura delta?

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3 Commenti »

  1. w la libertà scrive

    23 novembre 2007 @ 14:17

    tra l’altro c’è un referendum per privatizzare la RAI

    (qualcuno spieghi a Fini, che la legge sulle telecomunicazioni l’ha firmata GASPARRI)

  2. peter scrive

    28 novembre 2007 @ 15:39

    ma ora che Petroni è stato reintegrato dal Tar,non è che Fabiani lo paghiamo fino alla scadenza del contratto.(come sempre è successo del resto).Chi di dovere può VIGILARE?

  3. DestraLab scrive

    29 novembre 2007 @ 09:07

    intanto Tps ha fatto ricorso al Consiglio di Stato

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