Gli insegnamenti di D’Alema
Il primo riguarda questa dissociata “sinistra a due piazze” vista all’opera per le strade di roma: Il ciclo dei partiti di lotta e di governo, è finito, la gente non li capisce, non li apprezza più… oggi noi ci stiamo al governo, e abbiamo un solo dovere: governare, non scendere in piazza… la gente vuole che il Paese sia governato. La gente è stufa dei casini…”
Prima prende in considerazioni le contraddizioni all’interno della sua maggioranza, poi all’interno di quella che definisce “la dissennata destra“:
Il secondo riguarda questa dissennata “destra a più voci” vista all’opera nei comizi elettorali e negli studi tv: Parlare di italietta e scommettere sempre sul peggio con il solo scopo, di dare la famosa spallata al governo, è un gioco sciocco e irresponsabile, non paga più. Un opposizione del genere non esiste in nessun paese del mondo.”
Per commentare gli insegnamenti che D’Alema lascia ai posteri, rimando a questa recensione di Fausto Carioti di un libro di qualche tempo fa Perchè siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori di Luca Ricolfi, sulla retorica, la presupponenza, l’antipatia e su alcune delle caratteristiche peculiari della sinistra italiana, a cui come fa spesso, D’Alema non si sottrae: pretendono di rappresentare i molti, ma con un atteggiamento snobistico e solo quando gli conviene: gli aristocratici di sinistra!
“L’abuso di schemi secondari. Quelle che Karl Popper chiamava ipotesi ad hoc, le scappatoie contro l’evidenza empirica. Le “scuse”, insomma, con cui giustificare i fallimenti delle proprie ideologie dinanzi agli altri e – soprattutto – a se stessi”.

















