Annuncio Decreto Gentiloni
Il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, aveva dichiarato all’Ansa nel preannunciare il decreto sulla pedopornografia in rete: “Dietro questo decreto c’è un lavoro di quattro-cinque mesi. Non basta immaginare di cancellare tutto con un tratto di penna o erigendo “muraglie cinesi“, in quanto la rete è sì una minaccia che si manifesta con la diffusione di contenuti violenti, ma è anche uno strumento che offre grandi possibilità per i giovani. E’ necessario stabilire regole concordandole con gli stakeholder, perchè neppure in Cina reggerebbe diversamente”.
Dopo il preannuncio segue l’annuncio del Decreto, operativo tra 60 giorni, che non sembra andare in quella direzione.
Come dice Mantellini, purtroppo, il decreto nella sua interezza non è ancora disponibile in rete, ed è possibile discutere solo su alcune anticipazioni giornalistiche.
A parte le perplessità degli Internet Provider, spiegate da Paolo Nuti, vicepresidente dell’Associazione Italiana Internet Provider, e la doppia perplessità sull’uso di tecnologia ignota che dovrà essere implementata dall’ex monopolista Telecom Italia (ma c’è solo Telecom che sviluppa tecnologia in Italia?).
La vera questione è che la lotta reale alla pedopornografia si svolge all’estero, con questo decreto sembra invece che saranno oscurati solo i siti pedofili che saranno registrati sui server italiani.
Ma la maggior parte dei siti pedofili provengono da server stranieri.
Per questo, perchè il decreto non rimanga un buona e pia intenzione, forse sarebbe stata necessaria prima di tutto una maggiore collaborazione a livello internazionale.
Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter, in prima fila, da sempre, nella
lotta ai siti pedofili, ha espresso più volte la necessità di una cooperazione internazionale, suggerendo di presentare la questione all’ONU.
“Il decreto Gentiloni va bene – dichiara Di Noto – ma nei fatti, anche e soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge 269/98, i provider italiani avevano sempre recepito le indicazioni e le denunce”.
Secondo Di Noto “bisogna agire in sede Onu, sensibilizzando i Paesi che hanno aderito alla convenzione di Ginevra sui diritti dell’infanzia e chiedere loro comportamenti simili, in difesa dei bambini vittime di questo orrendo crimine”.
Un particolare, che forse a molti sfugge, è che con la legge n. 38/2006, “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”, era già, invece, prevista la nascita del Centro Nazionale per il Contrasto della pedopornografia in Rete, sotto la supervisione della Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Lo scopo era appunto quello di raccogliere non solo le segnalazioni italiane, che portano, sempre ad un oscuramento del sito, ma soprattutto quelle straniere, in modo da poter comunicare alle autorità locali la necessità di oscurare un determinato dominio.
Il Centro dovrebbe collaborare con gli altri paesi europei dove dilaga la pedopornografia, collaborare con la Gran Bretagna, dove il soggetto responsabile dell’oscuramento è British Telecom, la Germania, dove i soggetti responsabili sono alcuni organismi istituzionali a livello locale, la Norvergia, dove la Telenor e la polizia hanno il compito di oscurare siti inidonei alla navigazione, e soprattuto con gli Stati Uniti dove non c’è un centro specializzato, ma i soggetti responsabili dell’oscuramento sono le scuole, le biblioteche e alcuni organismi istituzionali a livello locale.
In una rete mondiale (sic!) dove la normativa è molto variegata, e dove è dunque particolarmente difficile individuare l’organo competente alla chiusura di un determinato sito, la priorità non dovrebbe essere questa? E perchè non rafforzare questa parte della normativa già esistente?
Inoltre il nostro ordinamento all’espansione della circolazione di materiale pornografico realizzato utilizzando minori, aveva reagito con il comma 3 dell’art. 600 ter del Codice Penale, che prevede pene particolarmente severe proprio in correlazione alla distribuzione, divulgazione o pubblicizzazione, anche per via telematica, di materiale pornografico.
E per finire la conclusione di Nuti, che è più di una provocazione: “Sicuramente si ridurrà enormemente l’impatto dell’accesso casuale ai siti pedopornografici e si renderà la vita difficile al pedofilo con scarsa esperienza informatica. Tuttavia resta un interrogativo. Si mette in piedi un sistema di filtraggio che non possiamo definire censura solo per le sue finalità. Ma che potrebbe diventare facilmente tale se in futuro la pressione di lobby rendesse possibile la sua estensione ad esempio anche al peer to peer“.
Seconda citazione per Mantellini, riflessioni sul tema: Contrappunti – Il 2006 dell’Italia tecnologica.

















