Archivio per novembre 23 2007

Mai esistito?

La lezione della Finanziaria
[...] Non uno di costoro ha voluto ricordare ciò che in materia di Finanziaria è accaduto l’anno scorso. Quando le oziose lungaggini parlamentari hanno costretto il governo a chiedere il voto di fiducia su un autentico mostricciattolo politico-giuridico ovvero una legge composta da un solo articolo, che affastellava al suo interno centinaia di commi sulle materie più dipsrate. Mai più si disse allora dai maggiori scranni delle istituzioni, una simile aberrazione e unanime fu l’impegno a una revisione sia regolamentare sia legislativa della cosiddetta sessione di bilancio in Parlamento.
[...] ora che si è riusciti a superare le forche caudine del Seanto senza voto di fiduci, sembra addiritttura che il problema non sia mai esistito…

Welfare verso la fiducia, Damiano annuncia la fiducia, ma non dice su quale testo. Attendiamo sempre pazientemente l’intervento dei maggiori scranni istituzionali, anche timido, di principio o con precisazione di Pasquale Cascella.

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Semeiotica del simbolo

Semeiotica del simbolo, Peppino Caldarola su Europa: E’ proprio un bel simbolo:

[...] Il simbolo ha una D molto bella ma che è, tutta via, troppo sfumata, talvolta può sembrare una O. Al Nord va bene che credano che siamo un po’ PD o e un po’ PO (gioco di parole rischioso!). Ma quelli di Trani? Come la mettiamo con quelli di Trani? Facciamo vedere meglio questa D. Sbaglierò, ma vedendo il simbolo che ci siamo scelti, il Cavaliere ha capito che questa volta facciamo sul serio, che non ci siamo ritirati nei nostri recinti ma giochiamo a tutto campo. Qui non si regala più niente.

Logo Pd

Reazioni dalla rete: La morte del simbolo, Tra grafica e (nessuna) ideologia, Il nuovo logo del Pd, Sono Storto la mente tricolore del nuovo Pd, PD, il simbolo del ‘Patriottismo Dolce’, Il nuovo simbolo del Pd, opinioni, Francesismi, Simboli prossimi venturi.

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Il solito vizietto

Iene e sciacalli versus ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo calpestato.

Le cronache ieri ci hanno raccontato anche di un timido intervento di principio del Presidente Napolitano, le intercettazioni restino segrete, con il Quirinale che ha sentito la necessità di chiarire più tardi di non essersi riferito al fatto specifico.

Oggi in campo l’ex magistrato del pool Mani pulite ed ex procuratore generale di Milano, Gerardo D’Ambrosio con intervento “tecnico” che ci spiega, codice alla mano come si possano e si debbano usare le intercettazioni e le conversazioni e che tutto questo è necessario in difesa della “sacrosanta” libertà di stampa e del diritto di critica e di controllo, pena il ritorno alla censura fascista. Ulalà.

Le ipocrisie sulla rai
[...] Eppure l’indignazione servirà davvero a poco se quest’ultima clamorosa recrudescenza del male non diventerà l’occasione per applicare l’unica possibile cura. Tagliare alla radice il legame tra politica e Rai, mettendone sul mercato la gran parte e conservandone solo una porzione per il servizio pubblico [...]

Un premio speciale deve essere riconosciuto a Gianfranco Fini, che solo ieri si è accorto dell’esistenza di un problema in campo radiotelevisivo [...]

Dall’altra parte si segnala la solita capacità metaforica di Walter Veltroni, che denuncia il «sistema Moggi» poche settimane dopo aver ispirato la nomina di Fabiano Fabiani nel consiglio di amministrazione Rai: il tutto, ovviamente, per favorire l’autonomia di Viale Mazzini dalla politica.

Il tutto, sembra storia passata, esploso il giorno dopo che il Tar del Lazio ha annullato la sostituzione di Petroni con Fabiani, in quella che il Presidente Petruccioli nella sua lunga lettera ad Em.Ma, liberare la rai dalla logica di maggioranza, pubblicata ieri sul Riformista definisce: “la saga del nono consigliere” e in attesa quantomeno che qualcun altro decida di ricorrere alle vie legali per dimostrare la propria onestà ed autonomia.

A costo di essere ripetitivi, dice Phastidio, l’unica via per risolvere il bubbone dello spoils system in salsa tribale italiana è la presa d’atto che la Rai non è servizio pubblico, e di conseguenza la sua privatizzazione. Solo dopo aver fatto ciò sarà possibile affrontare in termini non intollerabilmente strumentali il problema (che certamente esiste) del conflitto di interessi.

E allora: indignarsi o non indignarsi? Quando fuggirono, non molto tempo fa, intercettazioni o brogliacci di intercettazioni su persone nemmeno lontanamente implicate in ipotesi di reato, si disse che proprio no, così non si può, che scandalo, che indecente violazione della privacy, e qui urge una legge che impedisca questo sconcio, eccetera eccetera. Ora le carte fuggono ancora, ma colpiscono la parte avversa. L’indignazione? Svanita. Le reazioni? Dagli all’intercettato. Il garantismo? Momentaneamente sospeso. Il solito vizietto.
[via Corriere della Sera]

E comunque chi ha impedito all’attuale maggioranza di approvare la Gentiloni? La struttura delta?

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