Il “watergate” italiano

Per Vittorio Feltri: “guardoni a destra e sinistra: insieme a Prodi, controllati pure Ciampi, Berlusconi e figli. A mano a mano che la vicenda si dipana, l’allarme si scioglie in risata. Non è una cosa seria, come quasi tutto in questo Paese. Sia chiaro, ficcare il naso nei conti dei cittadini – gente famosa o anonima, è lo stesso – non è lecito, soprattutto se si dà l’impressione di aver avviato una sofisticata pratica di spionaggio finalizzata allo sputtanamento. Ma se ci si accorge, come in questo caso, che i guardoni tributari scoprivano l’acqua calda ovvero solamente dati ufficiali (denunce dei redditi, atti notarili eccetera) e spontaneamente comunicati alle agenzie delle entrate dai contribuenti, bè non siamo di fronte a uno scandalo ma a una buffonata non meritevole di tanto chiasso…”

Eppure per il Corriere, Repubblica ed il resto della “stampa libera” di questo paese ci troviamo di fronte al “watergate” italiano, occupano le loro prime pagine e dispiegano le loro penne di punta per dimostrare il teorema.

Con poche eccezioni, Massimo Franco, che ieri scriveva: “impressiona la perentorietà con la quale i Ds ed alcuni ministri puntano il dito contro il governo precedente” e “viene inspessito dalla circostanza che lo “spionaggio” contro Prodi, la moglie e altre persone di spicco, una ventina in tutto e in un arco di tempo di due anni, filtri proprio adesso” e in più “il caso si inserisce in un contesto da resa dei conti nei servizi segreti, con voci di siluramenti, apparse sulla stampa statunitense”.

E l’ex presidente Cossiga, che parla di situazione “grave” ma non “seria” e aggiunge: “quanto a me, conto talmente poco che sono sicuro di non essere nell’elenco. Ma, se così non fosse, chiedo che tutti i miei dati siano resi pubblici. E poi, attenzione: quando si gioca con politica e spionaggio, a manovrare non sono soltanto i mandanti, ma pure le vittime”. Che cosa intende? “Sarebbe importante sapere da chi è venuta la denuncia. Se da Padoa-Schioppa, la vicenda è molto seria; se da Visco, lo è molto meno. Perché Tps è un ex dirigente della Banca d’Italia, non ha secondi fini politici. Visco invece è da anni impegnato in una guerra privata con Tremonti, che è il vero bersaglio dell’operazione. Non a caso il viceministro ha tentato di decapitare il vertice della Guardia di finanza, bloccato proprio dalla Procura milanese. Quello di oggi potrebbe essere un nuovo attacco su un altro fronte”

Poi però ammette lo stesso D’Avanzo su Repubblica: “… Il governo, innanzitutto, che appare debole, confuso, tremulo dinanzi a una minaccia oscura. Le istituzioni dello Stato coinvolte negli affaires (Sismi, Guardia di Finanza), che pagano a caro prezzo il deficit di credibilità e affidabilità.”

Quello che è diventato insopportabile è questo metodo, diventato norma nella politica italiana, cioè quello di utilizzare la stampa ad hoc periodicamente per nascondere situazioni di debolezza o per modificare equilibri.

Si vogliono cambiare i vertici dei servizi?
Accomodatevi. Nessuno ve lo vieta, spiegatelo, comunicatelo e procedete.

Unico risultato visibile, invece, di questo ennesimo scandalo, per il momento solo mediatico, oggi è quello di ricompattare il centrosinistra intorno a Prodi e oscurare le tensioni sulla legge finanziaria che tanto hanno segnato la coalizione e che hanno fatto andare a picco gli indici di gradimento di questo governo nel paese.

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