Adesso basta. La protesta che sta mettendo in ginocchio la Sicilia deve finire all’istante prima che il danno diventi irreparabile.
Che dire? Più che il racconto di uno sciopero sembra la descrizione di un’offensiva militare con azioni di guerriglia mirate per portare il massimo disagio alla popolazione. Ed è proprio su questo punto che dobbiamo interrogarci: chi sta pagando i prezzi più alti di questa protesta? Non certo la classe politica che anzi, con un ordine del giorno dell’Ars si è affrettata ad affiancarsi ai promotori della protesta dei tir. Sicuramente non il governo di Roma che occupato ad occuparsi d’altro non ha certo né il tempo né la voglia di occuparsi del lamento dei padroncini siciliani. Alla fine gli unici a sentire sulla loro pelle i danni dello sciopero sono i cittadini. La popolazione incolpevole che assiste alla strage dei suoi diritti senza poter fare nulla. Chi deve spostarsi deve stare attento perché i rifornimenti di carburante non sono garantiti. Le merci arrivano a singhiozzo, nei supermercati i prodotti freschi fra oggi e domani potrebbero diventare merce rara. Inutili le proteste. Il «movimento dei forconi» come si è auto-definito, non guarda in faccia a nessuno. Va avanti per la sua strada infischiandosene dei diritti degli altri. Prepotenza e arroganza sono le cifre di questa protesta. Purtroppo non c’è nessuno che si alzi a difendere i diritti dei siciliani. Non discutiamo i diritti degli scioperanti. Ma non possiamo dimenticare che l’aumento della pressione fiscale non colpisce solo le accise sulla benzina ma l’intera platea degli italiani. In ogni caso è di tutta evidenza che la difesa dei propri interessi non può danneggiare i diritti degli altri. Ed è proprio quello che stanno facendo gli autotrasportatori imponendo forti disagi alla popolazione. Un autentico abuso che va fermato. Difendere la legalità è impedire a una minoranza di attivisti di arrecare danni e disturbo alla maggioranza della popolazione. Cosa sono i soprusi se non una forma di illegalità?
via Tir, chi paga sono i cittadini.
Qui un altro commento ai blocchi indiscriminati che stanno mettendo in ginocchio la Sicilia. Viene da parte del presidente regionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, in un’intervista data ieri a La Stampa.
L’imprenditore Lo Bello: “Troppi demagoghi e infiltrazioni criminali”.
La protesta? Ci sono due cose che noto, purtroppo. Da un lato ci sono evidenti strumentalizzazioni politiche di demagoghi in servizio permanente effettivo, dall’altro credo che all’interno di alcune frange dell’iniziativa ci siano realtà criminali organizzate che mirano a far saltare tutto». Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, artefice del nuovo corso legalitario dell’associazione con le grandi iniziative antiracket, non nasconde la sua preoccupazione. E boccia senza appello la protesta: «Purtroppo – dice – non ha prevalso il buon senso».
Ancor prima che la protesta si trasformasse in caos, lei aveva puntato il dito contro la Regione siciliana, che non ha fatto abbastanza per fermare gli autotrasportatori…
«Non soltanto non ha fatto nulla per fermarli, ma il presidente della Regione Raffaele Lombardo, che spesso fa aspettare diversi giorni prima di concedere un incontro, li ha accolti subito, esprimendo solidarietà e sostegno alle ragioni della protesta. Francamente mi sarei aspettato che il governo siciliano si adoperasse per chiedere la sospensione dello sciopero appellandosi al senso di responsabilità che deve accomunare tutti nell’affrontare l’attuale situazione dí crisi che colpisce ogni settore».
Loro manifestano per questo…
«Intanto c’è un problema di metodo. Io rispetto tutte le manifestazioni, quando si svolgono in maniera pacifica e tutelando la libertà e il diritto di tutti gli altri. Bisogna sottolineare infatti che la maggior parte delle sigle degli autotrasportatori non aderiscono a questo sciopero e che purtroppo gran parte dei camionisti dell’ala morbida sono stati coinvolti loro malgrado. Costretti a fermarsi nelle piazzole dei manifestanti».
Anche sui contenuti hanno torto?
«Sono irresponsabili, al di là del fatto che alcune delle loro rivendicazioni possano essere giuste. Protestano contro la crisi, ma nel modo peggiore, perché così si rischia di dare il colpo letale a un’economia siciliana già fragilissima, che adesso è in piena recessione. Molte aziende hanno difficoltà di accesso al credito, le amministrazioni pubbliche pagano nella migliore delle ipotesi a otto-dodici mesi, il Pil è in calo drammatico. E loro cosa fanno? Bloccano ì trasporti. Il colpo finale, ripeto».
Faccia un esempio concreto…
«Bloccare per una settimana i trasporti in maniera così violenta può avere un effetto micidiale su moltissime aziende. Pensiamo soltanto a chi commercia prodotti deperibili, e che dopo un blocco di tre giorni deve buttare tutto al macero e pagare i debiti. Ma pensi anche al colpo di credibilità che tutto questo può avere sul sistema produttivo siciliano, soprattutto rispetto ai mercati esteri».
I siciliani pagano la benzina a carissimo prezzo, nonostante otto raffinerie che lavorano il 40 per cento del greggio che passa per l’Italia.
«Guardi che l’ultima cosa che bisogna mettere in discussione oggi è la manovra di un governo che sta cercando di risollevare un Paese che era sull’orlo del baratro. Ci sono sacrifici per tutti, ma sappiamo che sono sacrifici indispensabili, non c’è alternativa. E proprio da questo governo sono arrivati segnali di disponibilità rispetto alle rivendicazioni del settore. Cinque giorni fa, il viceministro Caccia ha incontrato le associazioni di categoria dell’autotrasporto merci e ha assicurato concrete iniziative per raffreddare l’impatto dell’aumento delle accise, il costo delle assicurazioni, oltre a interventi finanziari a favore del settore. Dopo questo incontro, infatti, è stato sospeso lo sciopero nazionale previsto a partire dal 23 gennaio».
Ma sono rimasti i cani sciolti…
«Sì, non a caso gli stessi protagonisti delle rivolte di dieci anni fa. I nomi ricorrono purtroppo, professionisti della protesta».
Pd e Fli chiedono invece con i loro rappresentanti più attenzione:
«Il governo regionale e quello nazionale convochino subito i manifestanti e intervengano per bloccare la protesta che rischia di mettere in ginocchio la Sicilia», dice il parlamentare nazionale del Pd Giovanni Burtone che intervenendo in aula a Montecitorio ha sollecitato «opportuni interventi in favore dei produttori agricoli e degli autotrasportatori».
«Sono sempre stato coerentemente ostile allo strapotere della grande industria petrolifera in Sicilia, dove raffiniamo oltre il 40% del greggio per l’Italia senza avere alcun vantaggio fiscale, sopportandone tutte le enormi controindicazioni ambientali e le conseguenti problematiche su salute e qualità della vita», dice il vicecoordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata. «Ma la politica deve fare autocritica – conclude – poiché, dopo anni, non siamo mai riusciti a ottenere sgravi sui costi dei carburanti e piena applicazione delle previsioni statutarie sui versamenti dei tributi sul territorio. Oggi scoppia la rivolta e, al di là dei metodi, non possiamo fare finta di nulla o minimizzarla, ma farci carico di un’azione politica nei confronti del governo».
E il Corriere con una delle sue penne di punta (Aldo Cazzullo) oggi ne approfitta per interessarsi, nel suo viaggio siciliano, soprattutto del dimissionario sindaco di Palermo, in una regione dove, se non se ne fosse accorto, da qualche annetto governano, Pd, Udc, Fli e Mpa.